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Cronoscalata Rieti-Terminillo 21-22-23 Luglio 2017


1. I primordi dello sport automobilistico reatino (*)

Racconta Carlo Matriciardi, pioniere del motorismo reatino nei suoi articoli apparsi sull’edizione di Rieti de “Il Messaggero” nel 1961 che la prima automobile in città fu avvistata nella primavera del 1899: “uno strano veicolo, infarinato, si presentò rumoroso agli alunni del Convitto Municipale “Umberto I” di Rieti: sopra alla singolare carrozza, con berretto e occhialoni, stavano due esseri che oggi avrebbero potuto sostenere la parte dei marziani”.
La vettura aveva attraversato le strade e la piazza di Rieti, di fronte agli incuriositi passanti e agli sfaccendati al caffè, che iniziarono a parlare di queste rare carrozze a benzina che si vedevano passare per le vie di Roma.
Dagli articoli si apprendono notizie preziose di quel periodo di sviluppo dei motori, in cui le auto erano appannaggio di ricchi gentlemen, i quali dovevano stipendiare anche autisti meccanici per la manutenzione e le frequenti riparazioni. Sappiamo, per esempio, che un certo Feliciani di Greccio aprì, agli inizi del secolo, in via Cavour a Rieti, un bel negozio di biciclette e di cicli a motore e che Emilio Maraini, primo ad impiantare uno zuccherificio a Rieti e deputato al Parlamento, acquistò una Morse adottando come autista il Sig. Raniero De Angelis.
Sappiamo, ancora, delle prime macchine possedute da due gentiluomini reatini: il Principe Spada Potenziani, che nel 1902 acquistò una Panhard Levasson e il Marchese Gioacchino Capelletti proprietario di un triciclo De Dion-Bouton.
Il fermento e la passione per i motori portò alla realizzazione, nel 1902, del primo convegno moto-automobilistico a Rieti:, che lasciò la cittadinanza ammirata dai tricicli e dalle vetture di vario tipo. Matricardi racconta che gli audaci sportmen giunsero, impolveratissimi, al mattino di una domenica e sostarono per un banchetto. Il giorno successivo si tenne una corsa per automobili: una sorta di chilometro lanciato nel rettilineo fra le “Quattro Strade” e il piazzale della “Madonna del Cuore”.
Da quel raduno, la passione divenne contagiosa e molti appassionati ciclisti non seppero resistere alla tentazione di acquistare, spesso in società, una motocicletta. Fu a bordo di una NSU che alcuni reatini corsero, nel 1904, nella Coppa Duca degli Abruzzi, svoltasi nel circuito del…giardino pubblico di Chieti”. Iniziarono, così, a tenersi le prime gite fuori porta, prima fra le quali quella che, nel medesimo anno, si tenne fino a Roccasinibalda.
La passione porta anche alla costituzione dei primi club di appassionati: lo stesso Matricardi, nel 1905, è il cofondatore del “Veloce Club”, che aveva sede a Via Garibaldi, 191 e che svolgeva una intensa attività a favore degli iscritti, con raduni, medaglie ricordo e spettacoli di gala. Negli articoli de Il Messaggero resta imortalata anche una gita da Rieti ad Amatrice che, dilungandosi per le strade impervie, impegnò il cav. Panatta e soci del Veloce Club per un tempo di oltre 20 ore e che costò ad alcuni motociclisti una caduta oltre ad un morso di un cane ai danni di un pilota. Accanto a questa si narra di molte e molte scorribande verso le città vicine da parte di giovani motociclisti!
In quegli anni di inizio secolo aumenta sempre più il numero dei motociclisti nel reatino: veicoli quali la Neckarsulmer, la Marchand, la Zedel, la Adler e la già famosa Triumph circolavano per le vie della città e spesso mettevano in fuga asini, vitelli e buoi che pascolavano nei campi circostanti.

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Convegno di motociclisti ad Antrodoco (estate 1911)

Intanto, mentre negli anni 1911-12 si costituiva, a Roma, un fiorente Moto Club, a Terni nasceva il Moto Club d’Italia: la città umbra divenne, così, una meta preferita per le escursioni sociali, mentre prendevano le mosse le prime competizioni sportive, tra le quali si ricordano la “Corsa delle Tre Provice” e il “Giro dell’Umbria”.
Intanto, nel 1914, la venuta di un certo Sig. Canestri di Roma, rapresentante di automobili, convinse il Matricardi ad acquistare una S.C.A.P (Societé Constructions Automobiles Parisienne) 12 HP Sport. In questi anni si può dunque datare l’inizio dell’era dell’auto a Rieti, fatto avvalorato dal ricordo del Marchese Eroli di Narni, che aveva redatto un embrionale codice stradale e che – si racconta – spendeva volentieri il tempo ad insegnare “a carrettieri e pecorai il modo di comportarsi quando avesero avvistato un’automobile”.
 


motociclisti
Motociclisti reatini (1911)

L’avvento della prima guerra mondiale porta con sé il divieto di usare mezzi privati per risparmiare carburante al Paese in guerra ma, al termine del conflitto, la passione risorge più forte che mai: ai viaggi ed alle escursioni si affiancano le gare, tra le quali ricordiamo quelle organizzate dall’ormai attivo Autmobile Club Terni: la “Terni-Passo della Somma” e la “Spoleto-Forca di Carro”. Interessante, poi, ricordare che nel 1922 Rieti ha il suo primo taxi in servizio: era un “Fiat” 2, tipo militare, acquistato in società da Tullio Millesimi e Fernando De Santis.
Nel fervore di quegli anni, gli appassionati reatini di automobili si resero conto che i tempi erano ormai maturi per costituire un loro “Auto-Moto Club” senza dover più fare riferimento a quello ternano: l’idea fu subito attuata e nell’aprile del 1926 si tenne la prima adunanza. Il Club dette luogo, l’anno successivo, all’Automobile Club Rieti, che, sotto la presidenza del marchese Rodolfo Cappelletti, fu riconosciuto dal Direttorio del Reale Automobile Club d’Italia il 20 maggio 1927.
 


carta
Atto costitutivo Auto-Moto Club Reatino (1926)

Al termine di questa retrospettiva, è bello ricordare un fatto di particolare importanza storica: sappiamo che, proprio nel corso di una gita a Cascia, i piloti ed i vari convenuti, dopo un pranzo sociale, si adunarono in preghiera di fronte all’urna con i resti di Santa Rita e, all’uscita, vi fu chi propose di far proclamare la grande Santa patrona degli automobilisti e motoristi. La proposta non cadde nel vuoto e si realizzò, permanendo fino ad oggi!

2. La tradizione sportivo automobilistica.

La tradizione sportivo automobilistica di Rieti, assurta alla ribalta internazionale con la Coppa “Bruno Carotti”, affonda le radici nel lontano settembre 1926, anno nel quale si registrò un importante evento sportivo: il Circuito Automobilistico Laziale Sabino, una corsa a tappe con partenza da Roma e arrivo a Rieti passando per Viterbo percorrendo la via Quinzia. Al dott. Gianni Stoppani, qualificatosi come miglior pilota sabino in quella prima corsa, fu assegnata una medaglia d’oro coniata per l’occasione.
 


circuito
Circuito Laziale Sabino (20 settembre 1926)

Sappiamo che, fin dai primordi, l’Automobile Club interpretò il proprio ruolo di promotore dello sport automobilistico e che, anzi, lo sport fu il principale ispiratore della sua costituzione: la prima vera e propria corsa organizzata dal Reale Automobile Club Rieti fu denominata Coppa Provincia di Rieti: si svolse nella primavera del 1928 e vide la partecipazione di una quindicina di vetture della classe Sport, provenienti soprattutto da Roma.
L’anno successivo, il Sodalizio organizzò una seconda manifestazione di regolarità, cui parteciparono anche alcuni equipaggi femminili, provenienti dalla Capitale.
A dodici anni dalla fondazione, il 25 giugno 1939, l’Automobile Club Rieti, in collaborazione con il Club romano, organizzò una gara di velocità, scegliendo il suggestivo percorso che si inerpica fino al Terminillo. La gara era valida come eliminatoria del “Volante d’argento” ed era una manifestazione riservata a piloti non professionisti, realizzata allo scopo di diffondere lo sport automobilistico. Il miglior tempo registrato sul percorso di km 13,950 fu ottenuto da Domenico Ferruzzi con una Lancia Aprilia, lanciata alla velocità media di 62,668 km/h.
La seconda guerra mondiale impose uno stop alle manifestazione, ma, nell’immediato dopoguerra, ripresero anche l’attività sportivo automobilistica e la strada del Terminillo fu scelta nuovamente come eliminatoria regionale del “Volante d’argento”. Era il 1949 e la gara fu vinta dal romano Franco Venturi su Alfa Romeo 2500, che coprì i 19,100 km del percorso con un tempo di 16’28’’01, per una velocità media di 71,920 km/h.
L’anno successivo la gara si disputò ancora e vide la vittoria di Guido Mancini su Lancia Aprilia.
Nel medesimo anno, il settembre 1950, trovò tristemente la morte del pilota reatino Bruno Carotti, che si era segnalato per le ottime prestazioni ottenute nelle più importanti competizioni stradali del tempo, quali la Mille Miglia, il Giro dell’Umbria, di Sicilia, Calabria e Toscana, sempre al volante di una 1100 Sport. Di lui ci si ricorderà sedici anni dopo, al momento di dare un vero e proprio nome alla Rieti-Terminillo.
Tuttavia, salvo il transito a più riprese in città dei concorrenti della Mille Miglia, sul Terminillo non vennero più organizzate gare di velocità fino agli inizi degli anni ’60.
Ed infatti, fu precisamente nel 1962 e nel 1963 che ritornarono le autovetture sulla montagna reatina con il Trofeo Lazzaroni, una gara di regolarità che prevedeva, al suo interno, anche dei tratti da percorrersi in velocità.
Erano quelli gli anni del boom della Fiat 600 e della Giulietta e l’interesse della gente per le auto rendeva il momento ormai propizio per organizzare una vera e propria cronoscalata sul solito percorso Rieti-Terminillo, suggestivo per il suo panorama ed amato dai piloti per la pulizia del tracciato.
E così, dopo non poche difficoltà e ripensamenti, l’idea passò e la gara venne inserita nel calendario nazionale 1966 alla prima domenica di ottobre, data di battesimo della prima Coppa Bruno Carotti.

(*) le informazioni sono state attinte dal prezioso testo “Dalla Carrozza all’automobile - Primordi dell’Automobilismo Sabino”, raccolta di articoli del pioniere del motorismo sabino Carlo Matricardi apparsi su “Il Messaggero” di Rieti nel giugno-luglio 1961, raccolti da Marino Matricardi – Rieti – Arti Grafiche Nobili – 1964.